Fat Pride: grassa non obesa

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L'obesità è una malattia; l'essere più o meno grasse, più o meno curvy è una caratteristica fisica come essere alte o basse.

 

L'unica differenza è che la prima è una caratteristica che abbiamo, nei limiti, il potere di variare, la seconda no. Cat Pause, docente universitaria americana esperta di queste tematiche, ci invita a fare attenzione alle parole che utilizziamo nel descrivere le corporatura delle persone.

 

Per sensibilizzare l'opinione pubblica verso questi argomenti, la Pause si è fatta pioniera degli Fat Studies, materia che, a suo avviso, dovrebbe avere la stessa dignità accademica di  discipline come la storia, la politica e le scienze sociali. Non è vero, per esempio, che un giro vita abbondante sia dannoso per la salute, che le persone curvy seguano per forza una dieta sbagliata o che facciano poco esercizio fisico.

 

Questi non sono altro che pericolosi luoghi comuni. Alcune persone sono semplicemente più grosse di altre così come alcune sono più alte. Cat Pause ritiene che il primo passo per far sì che la società cambi il suo modo di vedere le cose sia quello di ridare alla parola grasso un'accezione semplicemente descrittiva e non più negativa e offensiva. A questo proposito, si parla già, similmente a quanto accade nel movimento gay, di Fat Pride. I Fat Activist criticano duramente il mito del corpo skinny e le pressioni sociali verso il dimagrimento che sfruttano l'insicurezza della persone causando ansie e malattie quali l'anoressia e la bulimia. L'arma segreta di questo movimento è l'ironia: a Melbourne è stata da poco aperta una piscina per donne grasse chiamata Aquaporko. E come dice Cat Pause: "If you didn't laugh, you'd cry, we'd all go crazy".

 

 

 

 

Nella foto sopra, uno dei manifesti del Fat Pride


di Veronica Bottasini

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