In arrivo un nuovo Aids

L'allarme è stato lanciato dai medici qualche settimana fa: esisterebbe una nuova malattia con sintomi pari a quelli dell'Aids. Stando a quanto riportato dalla stampa internazionale, che ha ripreso ampiamente la pubblicazione uscita sul "New England Journal of Medicine", l'origine della malattia è ancora poco chiara. Di sicuro si sa che non è né ereditaria né contagiosa. In comune con l'Aids ha il fatto che agisce sul sistema immunitario e ne abbassa inesorabilmente le difese. Stando ai dati raccolti finora, colpisce soprattutto la fascia d'età superiore ai 50 anni.

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La 'scoperta' di questa nuova malattia si deve a un nutrito team di medici che, dal Brasile, dalla Tailandia, dall'Inghilterra e dagli Stati Uniti, ha esaminato circa 230 pazienti che vivono nelle zone del sud-est asiatico. Erano tutti accomunati dal fatto che nel loro organismo era bloccata la produzione dell'interferone gamma, una sostanza che ci difende da virus, batteri e che regola il nostro sistema immunitario. Risultato? I pazienti analizzati dallo studio, così come accade nei malati di Aids, erano immunodepressi e vulnerabili a qualsiasi virus, dalla candida al citomegalovirus. Soffrivano tutti di una patologia cronica, difficile da curare.

«Non è una malattia nuova, piuttosto direi che siamo di fronte a un nuovo paradigma, a un nuovo modo di guardare alle malattie», afferma Attilio Speciani, allergologo e immunologo clinico di fama (eurosalus.com), che ha letto la pubblicazione, firmata da un team di 40 scienziati internazionali, e che da anni lavora su questi temi. «Lo studio è interessante perché rivela un modo nuovo di analizzare le malattie e dunque di curarle e prevenirle: il gruppo di studio, che unisce scienziati occidentali a medici orientali, e questo non è un caso, ha analizzato un certo numero di persone che presentava reazioni simili a quelle tubercolari. Si è visto che erano tutti immunodeficienti, ma che questa loro condizione non era determinata da agenti esterni o da un fantomatico virus, magari pericoloso come quello che provoca l'Hiv, ma da una sorta di risposta del loro stesso organismo».

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In particolare, infatti, tutti i pazienti avevano sviluppato degli anticorpi anti interferone gamma, ovvero degli anticorpi che inibiscono il corpo a 'difendersi' dagli attacchi esterni. «Ecco perché non si tratta di una nuova malattia, ma di un nuovo modo di guardare una patologia. Gli studiosi hanno capito che il corpo di queste persone stava inviando un segnale preciso, direttamente dal suo interno, non come risposta ad un attacco esterno: doveva essere riequilibrato». Uno studio di questo genere, commenta Speciani, è importante perché amplia lo spazio per nuove cure alle immunodeficienze e alle malattie tubercolotiche: se è vero che la causa è un comportamento 'interno' del corpo, anche le cure non devono limitarsi più ai farmaci tradizionali ma devono partire dalla corretta comprensione dei meccanismi comportamentali.

Francesca Amé



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