C’è un’età per essere genitori?

carmen-russoNon c'è un'età giusta o sbagliata per fare un figlio». Partendo da Carmen Russo, che a 53 anni ha annunciato di aspettare il suo primo figlio grazie alla fecondazione assistita, il ginecologo e immunologo riproduttivo Enrico Semprini ricorda un suo caso: «Mi è capitato di seguire contemporaneamente la gravidanza di una donna di 53 anni con l'eterologa, e sua figlia di 23: sa cos'è successo? Ha avuto più complicazioni la ragazza. Molto dipende dal fatto che la donna abbia già avuto altri figli».
«La gravidanza», aggiunge però Eleonora Porcu, responsabile del Centro di infertilità e procreazione assistita di Bologna, «è una bella prova da sforzo: l'avanzare dell'età, per quanto una donna sia sana, può aumentare le complicazioni».

La dottoressa mette anche in guardia sull'opportunità di rimandare troppo avanti la scelta di fare un figlio: la riserva ovarica non è infinita e la fecondazione assistita non può fare miracoli. «Una donna tra i 40 e i 42 anni ha meno ovuli e qualità più scarsa, le possibilità di restare incinta grazie alla fecondazione assistita sono del 20-22%, e la percentuale di successo della gravidanza del 50% circa. Questo significa che le possibilità di andare a casa con un bambino in braccio scendono al 10-12%».

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Ecco perché in molti centri pubblici italiani il limite massimo di età per la fecondazione assistita viene fissato intorno ai 42 anni (non esiste in letteratura nessun caso di successo dopo i 47) e perché sempre più donne in giovane età decidono di congelare i propri ovuli: «Una tecnica usata quando c'è il rischio di una menopausa precoce», spiega.

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Diverso è il caso di chi si trova a corto di ovuli o in menopausa e ricorre alla fecondazione eterologa, non consentita in Italia, ma possibile in molti Paesi europei (Austria, Belgio, Grecia, Spagna, Svizzera). In quel caso, spiega la dottoressa Porcu, «la possibilità di successo dipende dall'età della donatrice e dalla salute dell'utero della ricevente. Dal punto di vista medico i rischi dipendono dagli ovuli che potrebbero essere portatori di malattie genetiche o virali».

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