Divorzio collaborativo: come divorziare felicemente

Divorzio felice? Yes, we can! In occidente, il numero dei divorzi è sempre in aumento così come anche la volontà, da parte di chi ha deciso di porre fine al proprio connubio matrimoniale, di evitare guerre infinite per casa, alimenti e affidamenti, a discapito dei propri figli. Per aiutare le persone che hanno deciso di divorziare a superare nel miglior modo possibile la delicata fase della separazione, trasformando questa in un cambiamento importante non invece in un interminabile trauma rabbioso e vendicativo verso l'altro, nacque negli anni '90 un grande movimento internazionale chiamato Divorzio collaborativo.

Fondato da Stuart G. Webb, un matrimonialista di Minneapolis, il divorzio collaborativo inizia a diffondersi anche in Europa: Germania e Francia in primis. In Italia sono circa 200 i professionisti, formati dall'Aiadc e dall'Iicl (Associazione italiana di avvocati di diritto collaborativo, e Istituto Italiano di Diritto collaborativo), che stanno portando avanti l'idea del divorzio collaborativo. Secondo l'avvocato Carla Matteucci, ferma sostenitrice del divorzio collaborativo, "I coniugi non delegano agli avvocati il procedimento rimanendo nelle retrovie, come succede nella separazione consensuale, ma si fanno loro stessi protagonisti assistiti dai legali ma anche da psicologi e commercialisti".

Si può prevedere la durata di un matrimonio?

Per Cristina Mordiglia, "collaborativista" di Milano, il segreto è mettersi "Tutti insieme seduti attorno a un tavolo extragiudiziale, per parlare di bisogni ed esplorare diverse soluzioni invece di chiederle a un giudice che magari è oberato di cause, ha fretta e decide in cinque minuti procedure che creano più danno che aiuto. Noi, con lucidità, li guidiamo come una barca in mezzo al mare in tempesta che ha bisogno di arrivare in un porto tranquillo". Per scegliere una soluzione di questo tipo come questa, ovviamente, i coniugi in via di separazione scelgono la via della ragione e del buon senso, e non quella della rivalsa sentimentale. A questi, i "collaborativisti" fanno firmare una sorta di accordo di partecipazione in cui ci si impegna all'onestà, alla trasparenza e alla riservatezza che, in parole povere, vuol dire dichiarare tutto quello che si ha in possesso, fino all'ultimo centesimo e totale trasparenza nell'esternare i propri bisogni e le proprie necessità.

Differenza tra divorzio collaborativo e separazione consensuale?
Secondo la Mordiglia, "una separazione consensuale fatta in modo sbrigativo, o magari dietro il timore di ritorsioni sull'affidamento dei figli, può portare a ripensamenti che minano il rapporto tra gli ex coniugi". Nel divorzio collaborativo, invece, non vi sono figure che remano a favore dell'una o dell'altra parte, ma esperti, incaricati da ambedue i coniugi, che hanno come solo obiettivo quello di evitare grossi danni durante la fase di separazione.

Perchè si divorzia oggi? Le cause principali

Secondo la Martucci, infatti, in una separazione classica gli obiettivi principali sono i figli e la casa, "e in genere, secondo la giurisprudenza, la casa segue i figli. Siccome i figli sono inclini a rimanere con la madre, la casa va automaticamente a lei. Nelle pratica collaborativa, però, la legge non è l'unico parametro. Ci si chiede cosa c'è dietro gli interessi dei singoli. Per esempio, è indispensabile rimanere in "quella casa", in quel quartiere, o l'abitazione si può vendere? Così il ventaglio delle soluzioni si apre e si cerca di creare una win-win situation, una risposta che accontenti tutti".

Cosa succede una volta trovato l'accordo?
Se le parti trovano soddisfazione in un accordo, il passo successivo è quello di depositare il ricorso per la separazione consensuale.

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I prezzi di un divorzio collaborativo?
Generalmente in un divorzio collaborativo sono previste anche la figura di uno psicologo e di un commercialista. Questo, contrariamente a quanto si pensa, pur avendo costi maggiori nelle singole sedute, serve a velocizzare i tempi. Il prezzo di un divorzio collaborativo, quindi, oscilla tra quello di un accordo congiunto (circa 5mila euro) e quello di un giudiziale (che può sfiorare la soglia dei 10mila euro).

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