Ecco come andare all’inferno

Quanti vi hanno mandato all'inferno, o quante persone avete mandato voi a far visita al diavolo? Ovviamente in maniera figurata, anche perché nessuno sa dove è l'ingresso per andare nell'oltretomba. Tuttavia, non manca chi lo immagini: l'esempio aulico è quello di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia lo colloca sotto le mura di Gerusalemme. Altri esempi, meno poetici, sono quelli che seguono, alimentati da leggende e tradizioni popolari.

Nel Belize ci sono delle grotte profonde - le Grotte di Sibun, popolate da scorpioni - che secondo il Popol Vuh (raccolta di miti Maya) sarebbero il cancello verso l'inferno, lo Xibalba. Entrando nelle grotte del Paese del centroamerica si incontrerebbero fiumi di sangue e giaguari che ci accompagnerebbero sino agli inferi. Ovviamente oggi è una meta turistica frequentatissima.

In Italia, la "porta" sarebbe il Lago Averno. Bacino vulcanico, è nei pressi di Pozzuoli, e sin dai tempi degli antichi greci era considerato un ingresso all'inferno (che in latino si chiama infatti anche averno). L'origine vulcanica ne fa un lago solfureo, frequentato nell'antica Roma come luogo termale. Il suo legame con il male sembra essere arrivato sino ai giorni nostri, visto che nel 2010 è stato sequestrato perché acquistato da un boss della camorra.

Confusa e poco certa, invece, la porta che si troverebbe in Guinea. Secondo la leggenda Voodoo, infatti, l'Oltretomba si chiama appunto "Guinea" e deriva dalla tradizione degli antichi schiavi giunti dall'Africa. Eppure, non è provato che quel nome sia equiparabile con l'attuale Stato africano e, anzi, non vi sono certezze che la città sacra si trovasse proprio lì.

Ma sono tanti i cancelli dell'inferno sparsi per il mondo. Il più famoso, anche se pochi se ne ricordano, è a Parigi e fu scolpito da Auguste Rodin. Già, proprio chi va a visitare il celebre "Il pensatore" spesso non sa che la famosa opera d'arte è solo una parte di un progetto più grande dello scultore. Il quale stava scolpendo "Il cancello dell'inferno" prendendo spunto dai dipinti che raffigurano "L'Inferno" di Dante. Riproduzioni del "Cancello" di Rodin si trovano a Filadelfia, Tokyo, Seul, Zurigo e Stanford.

Forse non sarà una porta per gli inferi, ma sicuramente avventurarsi in Turkmenistan potrebbe essere un'avventura infernale. A Darvaza, però, si trova un enorme buco dal quale da 40 anni brucia ininterrottamente del gas naturale. Una caverna scoperta nel 1971 da alcuni geologi che decisero di bruciare il gas. Da allora Darvaza, in lingua locale "la porta", è considerato un accesso all'inferno.

Nove inferni sono, invece, quelli di Beppu in Giappone. Si tratta di una zona vulcanica nel sudovest del Paese dove i siti geotermici danno al paesaggio un'immagine luciferina. In particolare è inquietante il "chi-no-Ike Jigoku", un pozzo termale profondo 200 metri e dalle acque color rosso sagnue. Chi voglia visitarli per restare in tema di tentazioni diaboliche, può godersi anche il Beppu Hihokan, museo del sesso con reperti erotici e autoerotici dell'antichità.

Vai all'inferno, o, per gli anglofoni, "Go to Hell". Come la piccola cittadina norvegese Hell. Ironia, in Norvegia la parola Hel significa fortuna, qualcosa di ben distante dall'incontrare Lucifero.

Oggi è una delle mete turistiche preferite per famiglie e bambini, ma un tempo — quando la scienza non sapeva spiegare — il Parco Nazionale di Yellowstone spaventava. Le sue vasche naturali d'acqua calda e ribollente, il colore rossastro che si formava creavano un panorama diabolico che per gli abitanti della zona significava un accesso per gli inferi.

Se l'inferno vi risultata troppo caldo, allora potreste voler provare ad andare in Purgatorio. Per farlo basta andare in Irlanda, dove San Patrizio ricevette da Dio le indicazioni per l'accesso alla "via di mezzo". Si trova a Station Island al largo di Donegal, e ancora oggi è una tappa imperdibile per curiosi e fedeli.

Per concludere, e senza andare lontano, l'Italia è ricca di luoghi dedicati a Lucifero e all'inferno. Sono diverse le località nominate "monte inferno", "lago inferno" e quant'altro. Come il Lago d'Asio, in Umbria, chiamato anche "Lago dell'Abisso" o "Lago dell'Inferno". Insomma, per andare al diavolo non serve poi andare troppo lontano.

Duccio Fumero

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